Quale esperienza occorre per lavorare come Criminologi?

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Intervista a Ottavia Maddaluno
Postdoctoral Research Fellow presso Università La Sapienza di Roma, Ricercatrice presso Fondazione Santa Lucia IRCCS.

Quale esperienza occorre aver maturato per essere operare come Criminologi?
Abbiamo posto questo e altri quesiti a Ottavia Maddaluno Postdoctoral Research Fellow presso Università La Sapienza di Roma, Ricercatrice presso Fondazione Santa Lucia IRCCS e Tutor della prima edizione del Master Criminologia, Psicologia e Psicopatologia forense di Treccani Giunti Academy.

Che suggerimenti darebbe a chi intende specializzarsi nell’ambito della Criminologia?

Innanzitutto, occorre essere dotati di una spiccata curiosità, voglia di imparare, studiare ed essere costantemente aggiornati sulle nuove ricerche ed evidenze. La figura del criminologo è quella di un professionista in continua formazione che deve essere sempre aggiornato circa le nuove evidenze proveniente da studi scientifici, ma anche sui nuovi strumenti di valutazione. Per questo motivo la voglia di studiare e il mettersi in gioco sono fattori fondamentali per chi si vuole approcciare alla professione.

Riguardo la professione, in Italia non esiste un albo dei criminologi, perché la categoria stessa è, per definizione, multidisciplinare formata da professionisti che hanno diverse competenze. La criminologia è una disciplina che abbraccia diverse materie: la sociologia, la psicologia, la psicopatologia, il diritto sono tutte materie che formano la base per la conoscenza in ambito criminologico. Per questa ragione il Master è adatto a professionisti che hanno diverse formazioni: dagli avvocati, agli psicologi, ai sociologi, agli psichiatri.

Cosa, invece, consiglierebbe a chi, come lei, ha già maturato esperienze accademiche ed è impegnato nell’attività di ricerca?

Per un ricercatore il Master è un’occasione per approfondire le proprie conoscenze, ma anche per venire in contatto con altri professionisti e instaurare nuove collaborazioni.

Tra i docenti del Master c’è anche chi attivamente fa ricerca, sia nell’ambito dello sviluppo e validazione di nuovi strumenti per la valutazione peritale sia riguardo tematiche relative ad ambiti più sociologici con ricerche sul campo. Questo ambiente “ibrido” in cui si incontrano liberi professionisti e docenti universitari rappresenta un ambiente stimolante e perfetto per sviluppare nuove idee e collaborazioni. La disponibilità dei docenti e le classi a numero chiuso favoriscono gli scambi con (e tra) i partecipanti rendendo più agevole il networking.

Può dirci perché ha scelto di partecipare a questo Master e raccontarci la sua esperienza?

La criminologia e la psicopatologia forense mi hanno da sempre affascinato. Io mi occupo di neuroscienze e recentemente questa disciplina si è inserita nel dibattito criminologico. Le conoscenze scientifiche riguardanti i meccanismi di alcuni processi cognitivi possono sicuramente dare un contributo per lo sviluppo di nuovi strumenti utili durante una valutazione peritale.

Ero curiosa e volevo approfondire. Mi sono imbattuta nel Master un po’ per caso e, conoscendo la professionalità di della Business School, mi ha subito incuriosito. L’elemento che più ha influenzato la mia scelta è stato il programma formativo molto ambizioso visto che si pone di toccare vari aspetti delle scienze criminologiche e delle valutazioni peritali. Altro fattore fondamentale è stata la faculty composta da professionisti di eccellenza che affrontano sul campo le tematiche che vengono poi trattate a lezione. Devo dire che le mie aspettative sono state soddisfatte, ancora una volta questa Business Schoool si è dimostrata un’azienda in grado di offrire un’esperienza formativa di alto livello.

Il Master ha rappresentato l’occasione per confrontarsi con esperti del settore, ma non solo, è stata anche una piacevole opportunità per conoscere nuovi colleghi tra gli studenti e per scambiarsi reciproche conoscenze. A tal proposito vorrei ancora una volta a sottolineare l’importanza della multidisciplinarietà: anche noi partecipanti al Master, infatti, avevamo esperienze e formazioni diverse (tra di noi sociologi, criminologi, psichiatri, psicologi, educatori e avvocati). E questo è stato assolutamente un punto di forza, perché si è ricreato quel clima che caratterizza le équipe di lavoro che ogni giorno vengono chiamate dai tribunali per fare una perizia.  

Che valenza ha per un giovane professionista un percorso di formazione interdisciplinare come il Master online Criminologia, psicologia e psicopatologia forense?

Per un neolaureato (ma anche per un professionista che è più avanti nella sua carriera) questa rappresenta una meravigliosa opportunità per acquisire nuove competenze. Per esperienza posso dire che un percorso che affronti più discipline è sicuramente più ricco e stimolante. Anche nella mia attività di ricerca lavoro con un gruppo che ha background diversi e la differenza si vede: impariamo ogni giorno gli uni dagli altri e la qualità scientifica delle nostre ricerche ne trae beneficio. Ormai anche l’università italiana ha compreso l’importanza di una formazione che non sia uni settoriale ma che abbracci diverse materie. Nelle università stanno nascendo percorsi di eccellenza interdisciplinari che coinvolgono studenti con formazioni differenti. 

Il Master in Criminologia, Psicologia e Psicopatologia forense cavalca un po’ quest’onda e rappresenta un’occasione per intessere nuove relazioni professionali sia con i docenti che con i colleghi. E questo elemento è fondamentale per un giovane professionista che si affaccia al mondo del lavoro. 

Il confronto con esperti, l’analisi di case study e la simulazione dell’attività peritale previsti durante il percorso di formazione sono stati utili?

Assolutamente sì! L’opportunità di confrontarsi con esperti che, oltre alla teoria, esercitano quotidianamente la professione è stata fondamentale. È stimolato lo scambio sia con i docenti sia con i colleghi e, posso parlare per esperienza, l’attenzione riservata agli studenti è importante. Tutti i docenti del Master si sono mostrati estremamente disponibili nel rispondere alle domande e nel sollecitare discussioni critiche durante le lezioni.

Per quanto riguarda la simulazione dell’attività peritale, è una delle esperienze affrontate durante il Master che ricordo con maggior piacere. Durante la simulazione, infatti, abbiamo avuto l’occasione di mettere in pratica quanto appreso nelle lezioni precedenti ricreando alla perfezione quello che è il vero lavoro di un’équipe. Ancora una volta è stata magistrale l’abilità dei docenti nel dividerci in gruppi che fossero bilanciati per competenze ricreando dei veri e propri gruppi di lavoro multidisciplinari che ricalcassero quello che succede realmente nei team che vengono chiamati per le perizie. Il lavoro di gruppo è stato anche una bellissima occasione per scambiarsi punti di vista differenti con i colleghi, perché ognuno di noi ha avuto l’opportunità di aggiungere un piccolo mattoncino costruendo una vera e propria relazione che ricalcasse quella di un perito.

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